Neologismo, esploso con il coronavirus. Come tante altre novità tecnologiche, hanno trovato grande impulso proprio dal non potersi frequentare di persona.
Ottimo passatempo per noi immunodepressi, a rischio di infezioni più degli altri. Anche con i dati relativi agli infetti che scendono, per noi è prudente stare in casa il più possibile, per non ammalarci e per non portare il virus nelle strutture dove ci curano e dove siamo circondati da malati a rischio come noi.
Si possono seguire seminari online (sul web = webinar) su svariati argomenti. A me interessano quelli sull’arte, che sostituiscono le visite che facevo con i colleghi dirigenti ai musei milanesi, curati dalla stessa bravissima guida che prima del coronavirus ci accompagnava di persona; e quelli delle donne medico (Women for Onchology Italy) che si occupano di oncologia, perché raccontano un po’ il dietro le quinte delle terapie; non solo, si possono rivolgere loro domande via chat ed esse rispondono a video.
Ma davvero ci sono seminari online su tutti gli argomenti, basta aver voglia di cercarli. E avere un PC, o un tablet, o un cellulare “smart” come si usa dire, che si colleghi ad Internet.
Si scopre inoltre che non si è soli, si diventa parte di un gruppo perché spesso sono le stesse persone che partecipano ripetutamente agli eventi online.
